Beltrami, guitarist and composer

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Nostos

Walter Beltrami, chitarra e elettronica
Viola Costa, voce recitante

Lo spettacolo nasce dall’incontro di due artisti che hanno da sempre in comune la passione per il mito di Ulisse e per il tema del viaggio. Per raccontarla scelgono la formula “a due voci” del récital-concerto, consapevoli che la musica può non essere un puro sottofondo d’atmosfera per la voce recitante ma un linguaggio altro, diverso, in grado di dire qualcosa di autonomo nella forma e nel contenuto.

La letteratura sul tema è vastissima e si è imposta perciò un’inevitabile selezione: testi della classicità greca e dei maggiori autori dell’Otto-Novecento (Omero, Eraclito, G.Pascoli, C.Pavese, A.Tennyson, L.F.Céline). La scelta è coerente con la formazione e la personalità artistica dei due interpreti, che coniugano amore per i classici e innovazione contemporanea. Nessun ennesimo tentativo quindi di attualizzare il mito: quello che viene (rap)presentato non è un Ulisse dei nostri giorni né la copia sbiadita di un presunto Ulisse “storico”, è un Ulisse senza tempo. Non è né l’eroe né l’antieroe, è semplicemente un Uomo, la cui storia racconta bene il limite della nostra condizione e insieme l’ansia a tratti scarnificante di superarlo.

«Ulisse è spesso assunto a emblema di un’inquietudine che ce lo fa sentire vicino perché malattia assolutamente moderna. Il problema è che molte volte ci si perde nel “caso particolare”, come se, a forza di andare, da qualche parte la si dovesse pur trovare, la verità. In questo senso noi diciamo che Ulisse vede solo con gli occhi: altrimenti saprebbe, anche lui come Amleto, che “potrei starmene chiuso in un guscio di noce e sentirmi re dell’infinito”; saprebbe che “i confini dell’anima per quanto tu vada non potrai trovare, dovessi pure percorrere tutte le strade. Essa richiede profonda capacità di pensiero. E la molta esperienza, il molto sapere, non fanno un pensiero” (Eraclito).
Se Ulisse non vedesse solo con gli occhi, ma con lo sguardo del pensiero, saprebbe che in sé c’è un mare molto simile a quello che si affanna a cavalcare. Saprebbe che lui è quel mare: più o meno turbolento in superficie; silenzioso e fermo nella profondità del suo abisso, dove respira l’immutabile, il senza tempo.
Allora non necessariamente Ulisse smetterebbe di navigare. Ma navigherebbe solo per amore del mare». (dalle note di regia).

Nello spettacolo convivono senza stridore immagini tratte dall’ “Odissea” di F.Rossi (forse la versione televisiva più classica e filologicamente più apprezzata del poema omerico), da “Nostos” di F.Piavoli (che racconta il viaggio di Ulisse attraverso un’ora e mezza di lirismo audiovisivo) e dal modernissimo capolavoro di T.Malick “La sottile linea rossa”: struggente preghiera di fine millennio, attraverso la guerra americana del 1942 la pellicola pone alcune domande radicali – perché la guerra? perché la violenza? perché si può perdere il senso della natura, della pietà, della bellezza? - che sembrano ineludibili anche di fronte al mito di Ulisse. Il cui viaggio viene dalla guerra (di Troia) e nella guerra, o nella violenza, finisce (se finisce), nella lotta sanguinosa contro i Proci.
Anche le improvvisazioni e le musiche, tutte originali e tutte firmate da Beltrami, fuggono i confini di un genere preciso: l’universo atemporale di Ulisse diventa terreno ideale di incontro tra sonorità jazz, folk, musica antica e classica contemporanea.

 

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